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Per collaborazioni, chiarimenti e domande: christianlucadibenedetto@gmail.com
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La guerra in Ucraina, giunta al suo quarto inverno, si è trasformata in qualcosa di più profondo di un conflitto regionale. Oggi, le parole di Vladimir Putin, le sue minacce aperte all’Europa e i negoziati falliti con gli USA indicano chiaramente un’escalation: la Russia non mira più solo a consolidare i territori occupati, ma a lanciare un messaggio diretto al continente europeo.
Il presidente russo ha dichiarato: “Se l’Europa vuole la guerra, siamo pronti” (Reuters). Una frase che, secondo molti analisti, rappresenta l’attuazione concreta di ciò che da anni viene definito “il manuale del Cremlino”: un insieme di azioni ibride — guerra convenzionale, minacce, diplomazia ambigua, disinformazione — con cui Mosca prova a indebolire l’Occidente dall’interno.
Dietro la facciata di negoziati, si muove una macchina strategica che include:
Questa fase si configura quindi come un punto di quasi non ritorno: un momento di verifica e reindirizzamento strategico per tutte le parti in causa.
