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Per collaborazioni, chiarimenti e domande: christianlucadibenedetto@gmail.com
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Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, i paesi confinanti con la Russia hanno completamente cambiato approccio alla sicurezza. La Finlandia, che condivide un lungo confine terrestre con la Russia, ha scelto di entrare nella NATO, trasformando un paese storicamente neutrale in un tassello centrale del fronte orientale dell’Alleanza. Questo passaggio ha reso ancora più evidente la percezione di Mosca come minaccia diretta, spingendo il governo finlandese a investire in difesa, infrastrutture e controllo dei valichi di frontiera.

Un discorso simile vale per i Paesi baltici – Estonia, Lettonia e Lituania – che erano già membri della NATO ma che oggi considerano la deterrenza militare una priorità assoluta. Questi stati, geograficamente piccoli ma strategici, stanno aumentando la spesa militare, ospitano soldati e mezzi degli alleati e lavorano per proteggere reti energetiche, cavi sottomarini e infrastrutture critiche, spesso bersaglio di possibili operazioni di guerra ibrida.
La Polonia, che non confina direttamente con la Russia continentale ma con l’exclave di Kaliningrad e con la Bielorussia, è diventata uno snodo fondamentale per gli aiuti all’Ucraina. Per questo motivo Varsavia ha rafforzato l’esercito, la difesa aerea e il controllo delle ferrovie e delle basi logistiche, denunciando pubblicamente tentativi di sabotaggio e attività ostili attribuite all’area russa e bielorussa.
Sul fronte meridionale, il quadro è più complesso. La Bielorussia resta il principale partner di Mosca: ospita truppe e infrastrutture militari russe ed è coinvolta in una strategia che combina presenza militare, pressione al confine e uso dei flussi migratori come leva politica. Anche qui si parla spesso di guerra ibrida, con la Russia percepita come regista di una parte di queste dinamiche.
Diverso il caso dell’Armenia, che pur non rinnegando del tutto il rapporto con la Russia, ha iniziato a prendere le distanze dai tradizionali schemi di alleanza. Delusa dal mancato sostegno in alcune crisi regionali, Erevan guarda con più interesse all’Unione europea e ad altri partner, cercando di ridurre la propria dipendenza.
Nel complesso, la situazione tra i paesi confinanti e la Russia è segnata da sfiducia, riarmo e ricerca di nuove garanzie di sicurezza. Chi può si affida alla NATO, chi è più legato a Mosca prova a rinegoziare il proprio spazio, ma tutti condividono la consapevolezza che la guerra in Ucraina ha cambiato in modo duraturo l’equilibrio dei confini.